Ma non hai paura che rubino il tuo lavoro? È una delle domande più ricorrenti che ricevo. E puntualmente la mia risposta è: dipende. Dipende da cosa si intende esattamente per rubare, se poi uno indirizza una buona parte della propria carriera professionale alla didattica e alla divulgazione. Ma andiamo con ordine.

Mi sono appassionato al software libero circa 25 anni fa, prima come filosofia, poi studiando per conto mio programmazione. E avendo a che fare col mondo accademico, nonchè da appassionato di scienza, non potevo non abbracciare il suo pilastro più convincente: condivisione.

I programmatori che aderiscono a questo orientamento sono soliti organizzarsi in communities per aiutarsi vicendevolmente. E così fanno gli utilizzatori, tanto che nei progetti più articolati si incentivano delle vere e proprie reti di comunicazione tra sviluppatori e utilizzatori.

Vi ricorda qualcosa? Ma naturalmente questo è lo spirito della Free-zing APP!. Con questa applicazione abbiamo voluto creare una vera e propria comunità di professionisti con la quale siamo costantemente in contatto. I feedback ricevuti si tramutano in nuove funzionalità e aggiornamenti in tempo reale, e lo scambio di studi, test e valutazioni permette che la conoscenza circoli a doppio senso e si accresca per tutti. A dirigere lo sviluppo del software non è poi solo il programmatore, ma l’esperienza e l’esigenza di tutti i gelatieri coinvolti, in un’ottica collaborativa.

I vantaggi in termini di progresso sono reali, ma è necessario un cambio di visione, passando dal mondo della competizione a quello della cooperazione. Purtroppo nel nostro settore è ancora diffusa una logica individualista e conflittuale, che ci fa perdere terreno da un punto di vista umano e professionale, rispetto anche alla stessa industria che non di rado vediamo come antagonista.

Pensate a cosa ne sarebbe stato del progresso scientifico senza il valore della condivisione, se ad esempio un Newton avesse messo il copyright sulle proprie equazioni, se un Einstein avesse mantenuto per sè le proprie scoperte, etc.

Ma è chiaro che non sono tutte rose e fiori, ed è necessaria una tutela minima per alcuni aspetti cruciali della questione. Per questo esistono vari tipi di licenza di diffusione dei contenuti, spesso molto differenti tra loro, ma attraverso le quali si possono definire delle restrizioni d’uso, ad esempio per:

  • Paternità dell’opera: la licenza stabilisce se è necessario dichiarare il nome dell’autore.

  • Utilizzo dei contenuti a fini di lucro: la licenza stabilisce se i contenuti possono essere utilizzati/riprodotti anche per scopi commerciali.

  • Possibilità di apportare modifiche: la licenza stabilisce se è possibile modificare i contenuti da parte di terzi oppure no. Nel caso in cui fosse possibile apportare modifiche da parte di terzi, generalmente viene richiesto che il lavoro modificato venga pubblicato con una licenza uguale a quella del lavoro originale.

Gli articoli del blog, così come tutti i lavori di ricerca che vengono diffusi attraverso di essi, eventuali corsi e consulenze connesse, sono pubblicati, ove non dichiarato diversamente, sotto una licenza in cui si rende obbligatorio a chi ne fa uso la comunicazione dell’autore e la redistribuzione senza fini di lucro. Qui si può leggere l’attuale versione della licenza e gli approfondimenti legali. Chi trasgredisce potrà incorrere in pesanti conseguenze.

In questo modo si tutela giustamente l’autore, preservando allo stesso tempo lo spirito di condivisione. Credo fortemente che questo nuovo modello di pensiero, già radicato in alcuni ambiti della conoscenza, debba investire anche il nostro settore, in cui siamo accomunati in fondo da un medesimo destino. Riconoscere questa interdipendenza e adottare le nuove strategie significa crescere e fortificare la nostra identità di artigiani e ricercatori. E la tardiva risposta su questi temi è oggi il chiaro segno della crisi profonda di un sistema pericolosamente arretrato.

Quindi come rispondo alla domanda fatta all’inizio? Beh, non temo che mi si rubi ciò che diffondo volontariamente, ma allo stesso tempo esorto chiunque usi questo materiale alla correttezza, ridistribuendo quanto (ap)preso con le modalità descritte dall’autore.

Ma in senso più generale auspico un cambiamento di paradigma, in cui mettiamo in primo piano valori quali l’integrità, l’autentica competenza, la fiducia, lo spirito di squadra. Poiché in assenza di uno o più di questi elementi vengono sottratte energie e tempo, si rompe un equilibrio, vengono danneggiate relazioni. Occorre iniziare a cercare un’armonia, credere che l’umanità non sia solo un tritacarne, che la natura non si riduca solo alla rincorsa del leone in direzione della gazzella, arroccandosi a contabilizzare i propri successi a danno di qualcun altro. Iniziamo col dare buon esempio?

Che lo spirito del Natale ci sia dunque di incoraggiamento per costruire un mondo migliore, un caro augurio a tutti.

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